venerdì 17 giugno 2011

Meteor

Meteor
“Anemici – Sangue dalle rape”
In Limine / Sangue Dischi / Incisioni Rupestri / Bosco

Chiunque abbia un minimo di passione per la musica, nel senso anche di andare a cercare i dischi nei negozi, quei pochi che restano, o di farseli arrivare via Internet, quand'anche tale passione non sia quella insana dei collezionisti, ben conosce il fascino dei quarantacinque giri. Formato per nulla obsoleto, se è vero com'è vero che se ne continuano a stampare quanto e più di prima, sebbene si diffondano per lo più solo nei circuiti più o meno sotterranei. Ed è proprio in tale formato che i Meteor hanno deciso di proporre il proprio biglietto da visita, vista anche la durata esigua del lavoro. Scelta programmatica, questa della velocità: i loro concerti durano quindici minuti, le loro canzoni – senza titolo - al massimo due. E sono in tre i musicisti coinvolti, chitarra e batteria più un “trombone auto-costruito”. Una musica fatta di clangori che sembra partire da un hardcore messo nel frullatore per finire da qualche altra parte, non meglio identificata. Davvero devastanti, questi bresciani potrebbero diventare un culto.
Guido Siliotto

Mashrooms

Mashrooms
“Mashrooms”
Wild Love
Seguaci del verbo rock, ma da una prospettiva personale, i Mashrooms preferiscono una visione orchestrale, inserendo nell'organico anche violino, violoncello e pianoforte, con l'idea di creare pathos e calore con un suono debitore del più classico post-rock. La loro musica è comunque il frutto di un progetto ambizioso perseguito con evidente passione ed è suonata con adeguate capacità e con buona consapevolezza.
Guido Siliotto

Diane and the Shell

Diane and the Shell
“Barabolero”
Doremillaro

Dalla Sicilia con furore! Arrivano proprio dalla Trinacria Diane and the Shell e puntano ad una commistione tra il rock più spigoloso di derivazione math e certe aperture ironiche, che spingono il quartetto a tentare strade alternative, come l'incontro con la tradizione mediterranea, parentesi melodiche e persino l'elettronica, quella delle tastierine giocattolo in stile videogames. Un calderone dove non è difficile trovare spunti intriganti.
Guido Siliotto

Bad Sector

Bad Sector
“Chronoland”
Loki

Torna Massimo Magrini, alias Bad Sector, dopo l'ottimo “CMASA”, con un altro lavoro incentrato sulla memoria, stavolta da una prospettiva più intima e privata. Le tracce che compongono “Chronoland” sono infatti variamente ispirate ad alcuni accadimenti della sua vita, piccoli fatti che ne hanno caratterizzato in qualche modo il percorso e che hanno lasciato tracce indelebili e ricordi sempre vivi. Da questa idea di partenza, ogni brano è stato composto ripensando a quegli avvenimenti, in modo che le musiche li possano in qualche modo rappresentare o ne siano comunque uno sviluppo possibile da un punto di vista creativo. Questo il dato concettuale, anche se poi ciò che interessa di più è la resa finale. Da atmosfere tipicamente ambient si arriva a paesaggi più oscuri, senza disdegnare né parentesi melodiche, né detriti sonori e voci catturate qua e là. In sintesi, il risultato conferma le doti del musicista toscano, sempre capace di muoversi con personalità nel panorama dell'elettronica: poco incline a seguire le mode, Magrini continua il suo percorso e lo fa creando un proprio universo, ricco di sfumature.
Guido Siliotto

Andrea Laprovitera / Niccolò Storai

Andrea Laprovitera / Niccolò Storai
“Quartieri”
Tunué, pp. 112 b/n, euro 12

Un lavoro ambizioso quello di Andrea Laprovitera e Niccolò Storai. Basta leggere l’introduzione, dove si cita l’Antologia di Spoon River, per capire che l’idea di partenza era quella di un’opera corale, con più protagonisti e con più storie intrecciate fra di loro. Il tutto è ambientato tra le strade e i palazzi di un quartiere – e qui viene in mente il maestro Will Eisner. Il tratto del pratese Storai – sponsorizzato dal regista Alessandro Benvenuti - e il suo netto bianco/nero sono particolarmente vitali e spontanei. La sceneggiatura curata da Laprovitera, se riesce bene nello svolgersi delle varie vicende, pecca nei dialoghi, a volte un po’ ingessati. Ad ogni modo, “Quartieri” si legge con piacere e coinvolge: le storie sono varie, ora più leggere, ora più drammatiche, affrontando temi come amore, morte e solitudine, piccole grandi tragedie di persone comuni. Il tutto, come in un film, accompagnato da una colonna sonora fatta con canzoni come “What A Wonderful World” e “Free As A Bird”.
Guido Siliotto

18 Carat Affair

18 Carat Affair
“60/40”
Autoprodotto

Chiamatela chillwave, se vi va, però pare che il buon Denys Parker di queste cose si occupi già da tempi non sospetti, avendo iniziato nel “lontano” 2004 a comporre mescolando chitarre, tastiere e vecchi nastri analogici. Rubato il nome a una canzone firmata The Associates (se non la ricordate, ascoltatela su Youtube e capirete), il musicista-alchimista di Kansas City ha costruito una macchina del tempo ed è piombato nel 1982 e, per ambientarsi, ha cominciato a realizzare brevi brani strumentali totalmente calati in quelle atmosfere, fatte di colori sgargianti e pettinature impossibili. Dopo “Cassette Fantasy”, una collezione di brani improvvisati utilizzando un vecchio campionatore Casio, 18 Carat Affair è tornato con “60/40”, che possiamo salutare come il suo capolavoro, una collezione di brevi tracce strumentali registrate piuttosto male – l’effetto è, appunto, quello di un vecchio nastro ascoltato in uno stereo scalcinato – che rappresentano la summa delle sue ossessioni e sono una goduria per chi sia affamato di certe sonorità.
Guido Siliotto

Amelie Tritesse

Amelie Tritesse
“Cazzo ne sapete voi del rock and roll”
Nda Press

Mettete insieme uno scrittore e un gruppo di musicisti e fateli lavorare assieme e verrà fuori qualcosa come “Cazzo ne sapete voi del rock and roll”, album d’esordio firmato Amelie Tritesse. Da una parte la band (Giustino e Stefano Di Gregorio con Paolo Marini), dall’altra il giornalista e blogger Manuel Graziani, impegnati a dar nuova luce a 10 racconti scritti da quest’ultimo (alcuni tratti dal suo romanzo “La mia banda suona il (punk) rock”), con l’aiuto di Fabrizio Pluc Di Nicola che ha illustrato il libretto interno del cd. Lo chiamano “Read’n’rock di provincia”, un po’ per i temi trattati, un po’ per l’indole delle sonorità. Fatto sta che, sebbene gli accostamenti più ovvi quando si tratta di un disco dove c’è un testo recitato sulla musica vadano ai soliti Massimo Volume e Offlaga Disco Pax, qui le cose sono assai diverse, anche perché ci sono varie parti cantate in inglese (da Paolo Marini) e poi per l’atmosfera che si respira tra le varie tracce. Progetto intrigante, ascolto consigliato.
Guido Siliotto