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sabato 20 ottobre 2012

Fausto Rossi

Fausto Rossi
“Blank Times”
Interbeat
Non chiamatelo Faust’O, non ve lo perdonerebbe. Quegli anni sono andati e lui, ora, è solo Fausto Rossi, ma il culto nei confronti di uno degli artisti più preziosi del rock italiano rimane intatto e ogni suo disco è atteso con trepidazione.
Con questo nuovo cd, “Blank Times” abbandona la presa di posizione estrema del disco precedente (dove “uccideva” le canzoni con un insopportabile feedback) e si propone con una manciata di ottimi brani venati di blues, con liriche in italiano e in inglese dove prevale un’osservazione amara sui condizionamenti della società e le difficoltà a rimanere liberi ("Scende il Cristo dalla croce / dice - et voilà, non esiste Dio / Ah! Ah! Ah!").
Un’opera, al solito, di grande intensità.
Guido Siliotto



Hoquets

Hoquets
“Belgotronics”
Crammed Discs
C’erano un francese, un belga e un americano… No, non è una barzelletta, tutt’altro: sono gli Hoquets, una delle più fresche proposte arrivate di recente dall’etichetta belga Crammed Discs. Suonano strumenti che si costruiscono da soli, che poi tentano di vendere ai concerti, e si ispirano in egual misura ai ritmi dell’Africa come al punk-funk più ballabile. Il loro album d’esordio si chiama “Belgotronics” e se questo fosse un mondo perfetto il cd girerebbe nelle autoradio di chiunque, accompagnando le gite al mare. Ironici e divertenti, provano persino a proporre un ballo, lo “Chaud Boulet”, con tanto di mosse spiegate nel libretto interno del cd. Davvero irresistibile.
Guido Siliotto

domenica 7 ottobre 2012

Uggeri / Giannico / Mauri

Uggeri / Giannico / Mauri
“Pagetos”
Boring Machines
La copertina, così come i titoli delle sei tracce ivi contenute, è persino fin troppo esplicita e in qualche modo condiziona l’ascolto della nuova opera firmata da Matteo Uggeri (tromba e batteria), Francesco Giannico (piano) e Luca Mauri (chitarra), ultimo capitolo della quadrilogia “Between The Elements”. Il dettaglio di un paesaggio innevato fa da sfondo alle sonorità di “Pagetos”, uno scenario che si materializza grazie alle pennellate dei musicisti, frutto d’improvvisazione. Una prova convincente per il trio, capace di realizzare quaranta minuti di musica sperimentale, ma assai evocativa, anche grazie all’aiuto di Franz Krostopovic al violino e Andrea Serrapiglio ai campionamenti.
Guido Siliotto



MAGIMC

MAGIMC
“Polishing The Mirror”
Amirani
L’instancabile etichetta discografica Amirani guidata da Gianni Mimmo offre ancora un’altra occasione per gli amanti della musica improvvisata di gustare i frutti dell’incontro di tre bravi musicisti la cui unica legge è assecondare l’ispirazione del momento nell’interagire reciprocamente. Il nome del progeto è MAGIMC, dalle iniziali degli artisti coinvolti: Edoardo Marraffa al sax, Thollem McDonas al pianoforte e Stefano Giust alla batteria. La musica contenuta in “Polishing The Mirror”, registrata dal vivo a Bologna, è energica e vitalissima, a tratti davvero entusiasmante. Senz’altro una delle uscite migliori nel comunque prezioso catalogo di Amirani.
Guido Siliotto



Stefano Testa

Stefano Testa
"Il silenzio del mondo"
Snowdonia
Un ritorno sulle scene dopo ben 35 anni di silenzio è cosa a dir poco inconsueta. È il caso di Stefano Testa, autore nel '77 di un unico album che è ormai culto per gli amanti del prog, che ha continuato in privato a coltivare la propria passione per la musica e si ripropone ora con le nuove canzoni contenute nel cd "Il silenzio del mondo", pubblicato da Snowdonia - che già ci offrì il ritorno di Andrea Tich. Un disco che sorprende per la sua freschezza, un pop d'autore dagli arrangiamenti schietti e liriche intelligenti, che, senza ammiccare in alcun mdo alle logiche del mercato, si lascia apprezzare soprattutto per la sua sincerità. Splendida veste grafica tra icone sacre, Marx, Lenin e Mao.
Guido Siliotto

Franco Micalizzi

Franco Micalizzi
"Veleno"
New Music Company
Franco Micalizzi è stato uno dei più grandi autori di colonne sonore negli anni settanta e il suo nome è legato in maniera indissolubile al poliziottesco, un genere da tempo rivalutato sulla spinta del successo dei film di Quentin Tarantino, autentico cultore di quella stagione del nostro cinema. Mettere assieme jazz e funk a sparatorie e inseguimenti d’auto ha proprio in Micalizzi uno dei principali fautori e certe musiche da lui composte sono ormai dei classici. Graditissimo il suo ritorno, allora, a capo della Big Bubbling Band, con un cd, “Veleno” (New Music Company) dedicato dal Maestro “a tutti quelli che amano la mia pulp music”. Insomma, se queste sonorità sono tornate di moda e ci sono tanti artisti che ad esse si rifanno, da quelli che le utilizzano nei campionamenti a band come i Calibro 35 che le omaggiano, seppure con grande personalità, perché non dare credito a uno dei pionieri? E c’è da dire che il disco è davvero ottimo, freschissimo, con molti guizzi, pur restando legato alle regole di un sound che richiama tutto un immaginario ormai irremovibile. Basta lasciarsi andare al ritmo irresistibile del brano eponimo, ad esempio, così come delle altre nove tracce inedite, oltre alla “Flute Sequence” tratta dal film “Chi sei?”.

Guido Siliotto



lunedì 14 maggio 2012

Prince

Prince
"Husney's: A Work In Progress"
Cosmic
Si tratta di materiale già noto da tempo ai fan di Prince, cose registrate nel lontano 1977 dal musicista di Minneapolis assieme a due amici e collaboratori della prima ora, il batterista Bobby Z. e André Cymone al basso. Ciò che colpisce, stavolta, è la qualità del suono, davvero straordinaria. La musica contenuta nel cd, un pugno di strumentali senza titolo suonati con convinzione dai tre allora giovanissimi, fa pensare ad appunti per canzoni ancora in divenire, sulle quali probabilmente Prince, qui impegnato alle tastiere, avrebbe poi inserito le parti vocali. Tutto si muove in ambito funky-jazz, black music in perfetto stile fine anni settanta, ancora lontana dai picchi a cui Prince sarebbe stato capace di arrivare in seguito e che già con il primo Lp ufficiale "For You" daranno un'idea del genio al lavoro. Musica piacevole, comunque, dal valore storico ovviamente incommensurabile. Il titolo della compilation, infine, rende onore a Owen Husney, il primo manager di Prince, negli studi del quale i brani furono registrati. Un grazie a Cosmic Records, che rende disponibile questo materiale ora facilmente reperibile gratuitamente in Rete.
Guido Siliotto

giovedì 9 febbraio 2012

Leonard Cohen

Leonard Cohen
“Old Ideas”
Sony
Il ritorno sulle scene di qualche anno fa, motivato da un tracollo finanziario per il quale dobbiamo ringraziare – si fa per dire – il suo commercialista, ha dato nuova linfa all'ispirazione di Leonard Cohen e “Old Ideas”, il suo album numero tredici (se non contiamo quelli dal vivo) ne è il tanto atteso frutto, otto anni dopo il precedente “Dear Heather”. Avvistato per ben due volte dal vivo in Toscana - nel 2008 a Lucca per il Summer Festival e nel 2010 in Piazza Santa Croce a Firenze -, il cantautore canadese è apparso in ottima forma, nonostante la veneranda età che ormai volge verso i 78 anni. Del resto stiamo parlando dell'artista pop col maggior numero di capolavori in repertorio: si perdoni la faziosità, ma questo è il livello dell'opera di Leonard Cohen, senza considerare poesie e romanzi. Non contano dunque i riconoscimenti di una lunga carriera, i fan che lo adorano e gli artisti che fanno la fila per ammettere quanto sia stato importante per loro, giacché questo disco, che riconoscimenti ancora non ne ha ricevuti e quindi il presente, non solo il passato, conferma in maniera eclatante la statura di questo artista immenso. Una recensione, di fronte a siffatto gigante, è davvero poca cosa. Può essere utile per indirizzare all'acquisto, non certo per dare un giudizio. E allora, sia chiaro che tornano qui, come sempre, i temi cari alla sua poetica: spiritualità e passione terrena. C'è stavolta anche un comprensibile sguardo insistito nei confronti della morte, ma sereno. Eppure tutto rimane sempre difficile da interpretare fino in fondo, le facce di un diamante talmente sfaccettato da accecare un qualsiasi osservatore. Basti ricordare che l'ultima biografia uscita in Italia, quella di Ira B. Nadel, si chiama “Una vita di Leonard Cohen”: perchè sarebbe velleitario fornire un'unica interpretazione del suo genio poetico. E di questi fenomeni ne capitano pochi: come lui Bob Dylan, Piero Ciampi e pochi, pochissimi altri. Certo, questo è pur sempre un disco di canzoni: belle, malinconiche, soffuse, perse tra blues fumosi e nel contrasto tra la voce di Cohen ed eteree voci femminili. Potremmo soffermarci a tessere le lodi di questo o quel brano, profetizzandone magari la statura di futuro classico, e sottolineare la bravura dei musicisti che lo accompagnano con maestria e discrezione, e invece ci limitiamo stavolta a restare incantati da quella voce, calda, segnata da tanti amori e tante sigarette e da una vicenda artistica unica e irripetibile.

Guido Siliotto

lunedì 30 gennaio 2012

Rella The Woodcutter

Rella The Woodcutter, “The Golden Undertow”, Boring Machines
Si muove tra folk, blues e psichedelia il buon Rella The Woodcutter, che con “The Golden Undertow”, pubblicato in sole 300 copie in vinile da Boring Machines, così da alimentare il culto e tentazioni e collezionistiche, arriva al terzo album sulla lunga distanza, dopo il già ottimo ep dell'anno scorso. Voce dolente, pochi strumenti, registrazione casalinga, tanta atmosfera: un disco magnetico, con almeno un paio di pezzi di serie A, “Bonobo” e la conclusiva “Drugtime Family”, in odore di Velvet Underground.
Guido Siliotto

sabato 28 gennaio 2012

Max Ionata Organ 3 + Fabrizio Bosso

Max Ionata Organ 3 + Fabrizio Bosso, “Coffe Time”, Albòre
Torna il sassofonista Max Ionata col suo gruppo composto da Luca Mannutza all'organo, Lorenzo Tucci alla batteria e Fabrizio Bosso alla tromba con un nuovo cd, “Coffe Time”, degna prosecuzione del precedente “Inspiration” come viaggio nel sound tipico di certe formazioni della seconda metà degli anni sessanta. Una riuscita miscela di jazz, soul e funk, con qualche composizione originale e alcune stuzzicanti cover (Miles Davis, Gorni Kramer e Prince). Traccia dopo traccia, il piacere di suonare stimola un contagioso piacere all'ascolto.
Guido Siliotto

venerdì 30 dicembre 2011

Tom Waits

Tom Waits
"Bad As Me"
Anti
A sette anni di distanza da “Real Gone” e a quattro da “Orphans”, Tom Waits è tornato  con un album nuovo di zecca, molto atteso per verificare lo stato di salute di un musicista tra i più rappresentativi della storia musicale americana. Ed è un rientro che suona come una sorta di percorso avanti e indietro lungo la carriera dell'artista di Pomona, tanto vario nei contenuti quanto ricco di auto-citazioni. A tal punto che non sarebbe poi così azzardato consigliare, a chi si accosta per la prima volta a Tom Waits, di partire proprio da “Bad As Me”. Infatti qui, come raramente altrove, sono rappresentate le sue diverse anime, quella maggiormente intimista dei primi anni e quella più ostica e scorbutica da “Swordfishtrombones” in poi, sempre con la capacità di reinterpretare la tradizione in un'ottica talmente personale da risultare unica. In parte è un ritorno al passato, ma pure un incoraggiante passo avanti, che manifesta la voglia di raccontare ancora nuove storie, con quella inconfondibile ed impareggiabile voce. Tra i collaboratori, accanto alla conferma del sodalizio artistico, oltre che sentimentale, con Kathleen Brennan, spicca al solito la chitarra di Marc Ribot, da tempo tratto distintivo delle canzoni di Waits, ma c'è anche e soprattutto Keith Richards - di quei Rolling Stones omaggiati in “Satisfied” - il quale, oltre ad offrire la propria sei corde, duetta al microfono nella struggente “Last Leaf”. Da segnalare che il cd esce in doppia versione, quella normale e quella deluxe, quest'ultima con un cd in più con altri tre brani inediti.
Guido Siliotto

domenica 11 dicembre 2011

Amy Winehouse

Amy Winehouse
"Lioness: Hidden Treasures"
Island
Lo spettacolo deve continuare, si sa. Scomparsa lo scorso 23 luglio, Amy Winehouse è tuttavia nei negozi con un nuovo disco, postumo. Giurano che questo sarà il primo e ultimo. C'è da crederci? Vedremo. E sentiremo. Per ora c'è questo cd, "Lioness: Hidden Treasures", realizzato in accordo tra il padre Mitch e i produttori di sempre, Mark Ronson e Salaam Remi, che hanno spulciato tra quei brani meno conosciuti della cantante, anche se noti e sicuramente già patrimonio dei fan. Una raccolta che contiene tre quarti d’ora di musica di ottima qualità, dettaglio non da poco e che accresce ancora di più il rimpianto per ciò che la giovane artista avrebbe potuto darci se solo la sua vita non si fosse interrotta così presto. Tra le tracce risalenti al passato più prossimo ci sono la sognante "Between the cheats", che doveva entrare nel terzo album, "Like smoke", con accenti hip-hop e "A song for you" di Leon Russell, un omaggio a Donnie Hathaway. Non mancano "Body and soul", il duetto già incluso nell'ultimo cd di Tony Bennett, e neppure la cover "Our day will come" di Ruby & The Romantics, outtake dal primo album "Frank", mentre i brani tratti dalle registrazioni di "Black" sono la ballata "Tears" e "Wake up alone". Da segnalare infine le cover di "The girl from Ipanema" (Astrud e João Gilberto con Stan Getz) e di "Will you still love me tomorrow?" (Carole King), con archi e fiati in abbondanza. Una raccolta che aggiunge assai poco a quanto già si conosceva di Amy Winehouse e che tuttavia non potrà mancare nella collezione di chi l'ha amata. E se proprio l'operazione commercial-natalizia non vi va giù, aspettate dopo le feste per farla vostra.
Guido Siliotto

Kid Chocolat

Kid Chocolat
“Kaleidoscope”
Poor
La Svizzera non è esattamente al centro della scena pop mondiale. Eppure, di questi tempi è possibile trovare proprio dove meno te li aspetti artisti capaci di incuriosire. È il caso di Kid Chocolat, fondatore dell'etichetta Poor, appassionato di cinema e pop anni sessanta, amico di Love Motel e Tahiti 80, che sforna un disco che fin dal titolo vuol far girare la testa, denso com'è dei più disparati riferimenti. E' pop elettronico, ma senza campionamenti e con suoni vicini anche al rock, tra una cover degli EMF e un tributo alla compositrice-medium Rosemary Brown. Davvero sfizioso.
Guido Siliotto

?Alos / Xabier Iriondo

?Alos / Xabier Iriondo
“The Clouds”
Bar La Muerte / Tarzan
Il quarantacinque giri, il formato vinilico più stuzzicante di tutti, prepensionato dall'industria discografica ma mai veramente sconfitto, alla faccia del mini-cd. E se la moda del momento è il recupero delle tanto vituperate (a ragione) cassette, il vinile sette pollici non muore mai. Lo conferma la scelta di Stefania Pedretti (?Alos) e Xabier Iriondo di affidare proprio a questo cerchietto di felicità i frutti della loro collaborazione. Tre brani che testimoniano l'incontro in studio di registrazione tra la prima, artista a tutto tondo (musicista, pittrice e stilista, nota anche come metà degli Ovo e delle Allun) e un musicista creativo e bramoso di continue sperimentazioni come Iriondo (Afterhours, A Short Apnea, Uncode Duello, Polvere...). Tutt'altro che rassicurante il contenuto: i suoni gutturali emessi dall'ugola di Stefania ben si sposano con gli strumenti percossi da Iriondo (un banjolino, sorta di mandolino con la cassa del banjo, un monocordo acustico e un melobar, lap steel guitar modificata dallo stesso Iriondo), con la prospettiva di plasmare a proprio piacimento ispirazioni in chiave folk. L'auspicio è che si tratti dell'antipasto di un futuro album.
Guido Siliotto

sabato 10 dicembre 2011

Piet Mondrian

Piet Mondrian
"Purgatorio"
Urtovox
Si ispira nientemeno che al "Purgatorio" dantesco il secondo disco dei Piet Mondrian, un concept album che prevede nove tracce di cui sette dedicate ai vizi capitali e le altre due per l'Antipurgatorio e il Paradiso Terrestre. Temi che ad affrontarli non è certo una passeggiata, ma il duo di San Miniato non sembra voler nascondere le proprie ambizioni: da un nome altisonante (quello del celebre pittore olandese) ai punti di riferimento musicali che vanno da Gainsbourg a De André fino ai Baustelle, con una visione minimale del pop, non privo di una certa ironica seriosità. Le loro canzoni non lasciano indifferenti, vuoi per le liriche, mai banali e intelligenti in maniera quasi ostentata, vuoi per la musica, scarna e a tratti ossessiva, ma non noiosa. "Purgatorio" non è un disco facile, ma senz'altro intrigante. Alla fine delle registrazioni, però, del duo è rimasto solo Michele Baldini, voce e chitarra, autore dei testi e delle musiche, mentre Caterina Polidori (voce e batteria) ha lasciato e il progetto andrà avanti con due nuove musiciste. Imprevedibili dunque gli sviluppi futuri.
Guido Siliotto

sabato 5 novembre 2011

VeryShortShorts

VeryShortShorts
"Minimal Boom"
Riff
Chi aveva apprezzato “Background Music For Bank Robberies” sarà senz'altro felice di ritrovare i VeryShortShorts. Chi invece non ne ha mai sentito parlare, sappia anzi tutto che si tratta di un trio che compone brani rigorosamente strumentali attraverso l'interazione tra un violino (Emilio Vettori), un pianoforte (Stefano Manca) e una batteria (Jeremy Thòma). I risultati sono ottimi anche stavolta: in "Minimal Boom" non manca infatti l'impeto punk che già animava il cd d'esordio, ma c'è soprattutto un'innegabile fascinazione per le sonorità di certe colonne sonore dei poliziotteschi italiani degli anni settanta. La marcia in più è data proprio dall'inusuale strumentazione, che, se da un lato costringe chi ascolta a confrontarsi con qualcosa di nuovo, dall'altro si fa apprezzare anche grazie alla qualità delle canzoni. Insomma, un disco che conferma VeryShortShorts come una delle realtà più intriganti venute fuori dall’underground italiano negli ultimi tempi.
Guido Siliotto

Comfort

Comfort
“Proximity to Temporality”
482 Music
Confermano tutte le loro grandi qualità i Comfort con questo “Proximity to Temporality”, terzo album della carriera pubblicato (in vinile) dall'etichetta newyorkese 482 Music. Il gruppo pisano, fin dagli esordi, si è messo in evidenza nel panorama non solo italiano grazie alla grande capacità di muoversi senza inibizioni tra i vari generi, ignorandone volutamente i confini, nella massima libertà di ispirazione. Una prospettiva che ha consentito al trio di farsi apprezzare proprio per la qualità della proposta, più che per l'adesione a qualsivoglia tendenza. Non fa eccezione questa nuova raccolta di brani, che spaziano dal jazz all'elettronica al post-rock regalando puro piacere all'ascolto. Da sempre aperta alle collaborazioni, la band si avvale stavolta di ospiti come Beppe Scardino del collettivo El Gallo Rojo ai fiati, ma anche Joseph Costa e Lindsay Anderson dei L’Altra e Anna Tomlin alla voce, confermando così il respiro internazionale del progetto.
Guido Siliotto

lunedì 24 ottobre 2011

Paolo Spaccamonti

Paolo Spaccamonti
“Buone Notizie”
Bosco

Dopo lo straordinario esordio con “Undici pezzi facili” - disco davvero magnifico e sempre caldamente consigliato a chi se lo fosse perso - e dopo la sonorizzazione dal vivo del film muto "Rotaie" commissionata dal Museo Nazionale del Cinema, Paolo Spaccamonti torna con un nuovo album, qui per confermare tutte le buone impressioni del primo cd. E ci riesce in pieno, anzi facendo qualche passo avanti. Coadiuvato da Marco Milanesio al mixer e da alcuni ospiti (Julia Kent, Fabrizio Modonese Palumbo, Daniele Brusaschetto, Ezra, Davide Compagnoni, Marco Piccirillo, Dario Bruna e Ramon Moro) sforna dodici nuove tracce che si muovono con piena padronanza tra folk, rock e jazz nella loro accezione più moderna, sempre evidenziando la capacità di muoversi con pari bravura sia nel campo della melodia più calda come nella sperimentazione più ostica. Il chitarrista torinese si conferma dunque una figura da tenere nella massima considerazione anche per il futuro, mentre per il presente “Buone notizie” è disco da non perdere.
Guido Siliotto

Heimweh

Heimweh
"Ragh Potato"
Improvvisatore Involontario
Il primo complimento che sorge spontaneo elargire a questi Heimweh è che la loro musica sfugge a qualsivoglia classificazione. Certo, la inseriremmo nel filone del jazz improvvisato, anzi tutto perché i sei titoli che compongono la raccolta nascono da libere, liberissime improvvisazioni e poi perché i quattro musicisti coinvolti - Alberto Popolla (clarinetto e clarinetto basso), Alessandro Salerno (chitarra classica), Francesco Lo Cascio (vibrafono e percussioni), Mario Paliano (batteria e percussioni) - provengono dal collettivo Franco Ferguson, da sempre impegnato in un approccio critico e non ortodosso al jazz. Il cd in questione nasce dal progetto Amazing Recordings, l'idea di suddividere tutti i membri del collettivo in dodici gruppi, ai quali offrire tre giorni per fissare su un supporto la propria musica. “Ragh Potato” è il frutto saporitissimo di quelle session, il prodotto di musicisti in piena forma e con ottime qualità, a dimostrazione ancora una volta che per certa musica non è poi così difficile oggi trovare buoni esempi anche in Italia.
Guido Siliotto

Newtone2060

Newtone2060
“Shot”
Fratto9 Under The Sky
Charles Bukowski continua ad essere fonte d'ispirazione per altri artisti anche in campo musicale, ma ciò che si ascolta in questo nuovo album firmato Newtone2060 è sicuramente una delle varianti più originali che si potessero elaborare partendo dalle sue poesie. Dopo questo terzo album intitolato “Shot” (pubblicato in vinile dalla sempre più autorevole Fratto9 Under The Sky), diventa a questo punto urgente accorgersi di questo fantastico trio formato dall'eclettico batterista Cristiano Calcagnile, uno dei nomi di riferimento per il panorama sperimentale italiano nel campo delle percussioni, assieme a Marco Albert, il quale si occupa della parte recitata applicando con bravura svariati effetti alla propria voce, e Salvatore Sammartino, che invece fornisce il materiale sonoro attraverso l'utilizzo di un giradischi con cui martoriare una collezione di Lp che va dal jazz fino agli Spandau Ballet. Catturata dal vivo, la band dimostra grande maestria e capacità di coinvolgimento, sempre che si sia disposti a prestare l'adeguata attenzione. Davvero un'ottima prova.
Guido Siliotto