venerdì 12 marzo 2010

Heike Has The Giggles

Heike Has The Giggles
“Sh!”
Kitano
Questi tre ragazzini, classe 1988, hanno scelto la ditta Heike Has The Giggles. Sarà il caso di memorizzarla, perché il loro esordio discografico, pubblicato dalla neonata etichetta Kitano, è di quelli che fanno drizzare le antenne. Il trio arriva da Solarolo, il paesino in provincia di Ravenna che ha dato i natali nientemeno che alla regina della canzone melodica italiana nel mondo, Laura Pausini. Ma, attenzione, nulla a che vedere. Da queste parti, infatti, è il rock'n'roll a spadroneggiare. C’è una voce femminile, che però si muove a proprio agio in un sound diretto, senza troppi fronzoli. Un giro di basso, un contagioso riff di chitarra, un ritornello: gli ingredienti sono i soliti, ma gestiti con capacità e intelligenza. Un curriculum lungo così (concerti di spalla a band blasonate e molte tappe nel circuito internazionale) la dice lunga anche sulle ambizioni dei nostri. Di sicuro, “Sh!” è uno degli esordi italiani più convincenti degli ultimi tempi e la prospettiva di veder crescere ancora questa band non è poi così astratta.
Guido Siliotto

Bob Dylan

Autori Vari
“Bob Dylan revisited”
Arcana, pp. 108, a colori, euro 28
Quante sono le facce di Bob Dylan? Difficile dare una risposta netta. Ci ha provato qualche tempo fa il regista Todd Haynes col suo “Io non sono qui”. E ci provano ora i curatori di questo magnifico volume, pubblicato in Italia da Arcana, che raccoglie tredici fumetti ispirati ad altrettante canzoni di Mr. Zimmerman. “Bob Dylan revisited” è come un'antologia, dove non mancano i brani più celebri, come “Blowin’ in the wind”, “Knockin' On Heaven's Door”, “Like a rolling stone” e “A hard rain’s a-gonna fall” - quest'ultima affidata all'italiano Lorenzo Mattotti. Ciascun artista ha scelto una prospettiva personale: seguire il testo, lasciarsi solo ispirare da esso, tentare strade inaspettate. Difficile dire quale sia stata l'opzione più giusta. Ciò che conta, per noi, è l'indiscutibile qualità del risultato.
Guido Siliotto

Eugene Chadbourne

Eugene Chadbourne
“Roll over Berlosconi”
Interbang
“Durante un tour italiano nel 2009 ero seduto al tavolino di un locale e pensavo che avrei dovuto scrivere una canzone di protesta per l’Italia. È partito un brano di Chuck Berry e dopo un quarto d'ora la canzone su Berlusconi era pronta”. Racconta così la genesi di “Roll over Berlosconi” (proprio così, col nome sbagliato) il buon Eugene Chadbourne, che, lontano anni luce dal politicamente corretto, rincara la dose: “Tuttavia quando scrissi il verso che gli si doveva fare una faccia a forma di pizza non avevo idea che qualcuno l’avrebbe fatto davvero lanciandogli una statuetta del duomo di Milano!”. Insomma, chi conosce le gesta di questo geniale musicista, sa cosa aspettarsi dal suo nuovo disco, pubblicato in vinile colorato (edizione limitata con poster autografato) dalla neonata etichetta italiana Interbang e pensato come raccolta di canzoni vecchie e nuove. Una miscela di folk, country e blues suonato e cantato con stile inconfondibile.
Guido Siliotto

R.U.N.I.

R.U.N.I.
“RrrrUuuuNnnnIiii”
Wallace
Sono rimasti in tre, questi “Resti umani non identificati”. In pista dal '94, sei album alle spalle, giungono al settimo con la verve dei ragazzini. Picchiano ancora più sodo, anzi, e urlano a squarciagola il proprio nome: “RrrrUuuuNnnnIiii”. Ci poteva stare pure un punto esclamativo: basta ascoltare l'incipit di questo nuovo lavoro, per immaginarsi tutto il sudore versato in sala di registrazione. Come al solito, con la band di Cernusco Sul Naviglio le chiacchiere stanno a zero: si tratta di una delle migliori formazioni italiane, peggio per chi non li ha mai visti dal vivo. Da un punto di vista musicale, cresce l'aggressività: il piglio si fa ancora più arcigno che in passato, la sezione ritmica martella che è un piacere, la chitarra sfida le tastiere. E i testi, come al solito, con le parole giuste al posto giusto, descrivono con ironia e un pizzico d'amarezza la condizione umana del non più giovanissimo “figlio della DC”.
Guido Siliotto

Strange Flowers

Strange Flowers
“Vagina Mother”
Go Down
Attiva dalla seconda metà degli anni ottanta, Strange Flowers è tra le più longeve realtà del panorama underground italiano, anche se di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e della formazione originaria è rimasto il solo Michele Marinò. Una delle principali caratteristiche del combo pisano è quella di fare riferimento agli anni sessanta: garage e psichedelia ne sono da sempre il principale punto di riferimento, il più naturale per un gruppo che è nato quando in Italia molti fra coloro che prendevano in mano una chitarra guardavano a tali sonorità. Tuttavia, ciò avviene con la chiara intenzione di restare ben piantati nel presente: i suoni sono perciò lontani dal revivalismo, puntando invece a una visione riveduta e corretta in chiave attuale di quelle atmosfere. Non fa eccezione il nuovo cd, prodotto dal giornalista Federico Guglielmi, tra i protagonisti – anche come discografico – degli anni ottanta del rock italico. Il quinto album del gruppo, “Vagina Mother”, presentato come un “concept al liquido amniotico”, presenta infatti una serie di brani che, con molte canzoni davvero riuscite, è la testimonianza di una band ancora con tante cose da dire.
Guido Siliotto

The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik

The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik
“Are You Crazy Or Crazy Crazy?”
Locomotiv
Dietro a The Crazy Crazy World of Mr. Rubik ci sono tre musicisti di varia estrazione, comunque con già una solida esperienza alle spalle (ex membri di Eveline, The Orange, Arabesque Trees) e un'etichetta che nasce dall'omonimo locale, il bolognese Locomotiv, tra i più noti e attivi in Italia. “Io vorrei ucciderlo il '68, vorrei ficcargli una pistola in gola”, cantano a un certo punto. “Volevamo colpire quella generazione che è venuta fuori dal '68” spiegano, “perché è passata da una sincera lotta per i diritti sociali alla riproposizione di stilemi che nulla ormai hanno a che vedere con l'identificazione ideologica di quel periodo”. Polemici al punto giusto, tanto da auspicare la violenza, sebbene soltanto come esortazione al pensiero critico, riversano tutta la loro rabbia nelle liriche, veri e propri flussi di coscienza, dove però non manca neppure l'indole ironica. La musica asseconda quest'enfasi, molto varia nello spaziare tra i generi, ma con radici blues, e la forza di colpire all'istante.
Guido Siliotto

Tony Face Bacciocchi

Antonio Tony Face Bacciocchi
“Mod Generations. Storia, musica, rabbia & stile”
NdA Press, pp. 160, euro 14,50
Un libro del genere, chi altri poteva scriverlo in Italia se non Tony Face Bacciocchi, uno dei grandi profeti mod nel nostro paese. Un’opera che si affianca alle altre già scritte sullo stesso tema, ma che ha il pregio di presentarci la storia dalla prospettiva di un autentico protagonista. Con un dettagliato excursus sulle principali vicende legate al fenomeno dagli anni sessanta in poi, compresi i dischi e gli artisti fondamentali, il testo scorre dando l’impressione di essere accompagnati da Tony Face tra i suoi ricordi, fino a frugare nella sua collezione di vinili e, perché no, nel suo guardaroba. Preziosa l’appendice dedicata all’esperienza tricolore. Tutto per dimostrare, come dice Roger Daltrey, che “il mod non può essere definito una moda: il mod è un’attitudine”.
Guido Siliotto