giovedì 12 novembre 2009

Rachel Grimes

Rachel Grimes
“Book of leaves”
RuminanCe
Ricordate i Rachel's, magnifica creatura che, nel corso degli anni novanta, ha tentato con successo una nuova strada tra rock e classica? Il piano di Rachel Grimes ne era uno degli elementi fondamentali. La ritroviamo ora in questo lavoro da solista, “Book of leaves”, un'opera concepita per solo pianoforte con l'ausilio di assai discreti field recordings, una dimensione quindi decisamente più intima e minimale di quella a cui siamo abituati. Il progetto, in partenza, consisteva nella realizzazione di 14 bozzetti strumentali per altrettanti cortometraggi del videomaker Greg King, ma alla fine ne è venuto fori un disco vero e proprio, con una propria coerenza di fondo. Se la band di Louisville è in pausa (“Book of leaves” esce a sei anni di distanza dall'ultimo album dei Rachel's, “Systems Layers”), qui assistiamo a un cambio di rotta significativo, ma con risultati di grande spessore. L'ascolto di queste tracce, infatti, soddisfa per la varietà compositiva di cui l'artista si dimostra capace, abile nello spaziare da atmosfere più drammatiche a momenti maggiormente visionari. Sarà banale, ma è un ascolto perfetto in queste piovose giornate d'autunno, per traghettarci verso l'inverno.
Guido Siliotto

John Perry

John Perry
“Electric Ladyland”
NoReply, pp. 144, euro 12
Continua l'assai interessante operazione “Tracks”, la collana della NoReply dedicata ai dischi fondamentali della storia del rock. Stavolta tocca a “Electric Ladyland”, il capolavoro di Jimi Hendrix, invero forse non il suo album più bello, ma di certo un condensato di grande creatività. Disco peraltro passato alla storia anche per la celebre copertina con le donne nude, ripudiata dallo stesso Hendrix, episodio qui raccontato insieme a molte altre curiosità. L'inglese John Perry ripercorre, con l'ausilio di molte interviste, le tappe che hanno portato alla realizzazione del disco e offre un commento brano per brano, facendo leva sia sulle sue competenze come giornalista che sulle cognizioni che gli derivano dall'attività di musicista.
Guido Siliotto

Brown And The Leaves

Brown And The Leaves
“Landscapes”
Red Birds
A volte, un esordio può stupire per la maturità del contenuto, che sembra il frutto di una meditazione profonda. Altre volte, ci leggi in controluce le ingenuità di un piglio ancora acerbo. Con Brown And The Leaves, le considerazioni valgono entrambe. Mattia Del Moro proviene dalla Carnia, una regione alle falde delle prealpi friulane, luoghi che, per sua stessa ammissione, giocano un ruolo fondamentale per la sua ispirazione. Impegnato a pasticciare con la musica fin da bambino, da qualche anno ha preso in mano la chitarra acustica per farne il “suo” strumento. Dallo studio del fingerpicking, ecco le basi per lo stile. Le canzoni che compongono la raccolta intitolata “Landscapes” colpiscono subito per la qualità della composizione, come pure per la semplice efficacia degli arrangiamenti. Nomi che vengono alla mente durante l'ascolto, quelli ingombranti di Nick Drake e Kings Of Convenience. Il disco è molto bello, ma occorre tradire i maestri il prima possibile, perché il talento c'è, eccome.
Guido Siliotto

Chet Baker

Chet Baker, “Come se avessi le ali. Le memorie perdute”, Minimum Fax, pp. 134, euro 15
Non poteva mancare, nella serie di ristampe per celebrare i quindici anni di attività di Minimum Fax, questa preziosa raccolta di scritti firmati da Chet Baker. Un diario frammentario che non risolve il mistero: come poteva un uomo dalla vita così sregolata regalare una musica così pura. Ma, forse, sta proprio qui il grande fascino di questo musicista straordinario, che ha saputo conquistare le platee di tutto il mondo col suo stile inconfondibile. La musica, le donne, le macchine veloci e, soprattutto, la droga. E, quindi, una salute sempre in bilico e la prigione dietro l'angolo. Raccontato con parole sincere, è un autoritratto che commuove e non fa che accrescere la rabbia per quel volo senz'ali dalla finestra di un hotel di Amsterdam, 21 anni fa.
Guido Siliotto

?Alos

?Alos, “Ricamatrici”, Bar La Muerte
E' un personaggio a suo modo unico Stefania Pedretti. Già fondatrice delle Allun e metà degli Ovo, due delle realtà non-musicali più significative dell'underground italiano, con ?Alos porta avanti da tempo un progetto solista che ha come sbocco principale le performance in giro per il mondo (ora è in tour negli Usa): dopo “One girl cooking music”, che la vedeva impegnata sul palco a suonare e a preparare una cena a lume di candela, è la volta di “One girl sewing music”: arrivata in città per diventare una diva, ?Alos è costretta a fare la sartina in una fabbrica, ma quelle cuciture le si riverberano sulla pelle. “Ricamatrici” ne è la colonna sonora e si tratta, ancora volta, di un disco inclassificabile, la cui incoerenza allude inevitabilmente all'istintività dell'improvvisazione. Lamenti gutturali in una lingua inventata, un pianoforte scordato suonato a occhi bendati, rumori assortiti, scampoli industrial. Con questi ingredienti, Stefania racconta meglio che con le parole la solitudine, l'alienazione e le impossibili vie di fuga.
Guido Siliotto

Dario De Filippo / Misato Hayashi

D. De Filippo / M. Hayashi “Excés d'identité”, Improvvisatore Involontario
Che ci fanno un siciliano e un giapponese alle prese con un pezzo di Piero Ciampi, con sole marimba e percussioni ad accompagnare la voce? Se l'etichetta è Improvvisatore Involontario, inutile fingere di stupirsi: da questa combriccola siamo ormai abituati e disposti (anzi, per lo più lo pretendiamo) ad aspettarci di tutto. Anche cose come questo “Excés d'identité”, album firmato dal duo Dario De Filippo e Misato Hayashi. Un album che s'apre deliziosamente catapultandoci in un mondo exotico ben lontano da certe melasse del lounge, bensì pregnante oltre modo, se non altro per la scelta di tempi arditi e squisitezze tecniche. Prende così corpo la già citata cover, “Rumba di Livorno”, omaggio al “Dario” di Ciampi, dove al testo s'associa una musica che è tutto un eccitante inseguimento tra le percussioni del siculo e la spericolata marimba nelle mani dell'orientale. Un incontro che, anche nelle altre tracce, non lascia alcun dubbio e si rivela davvero fruttuoso, per un disco che sfizioso è dire poco.
Guido Siliotto

lunedì 9 novembre 2009

Daniel Clowes

Daniel Clowes, “Come un guanto di velluto forgiato nel ferro”, Coconino Press, pp. 144, euro 16
Daniel Clowes è considerato uno dei più significativi autori del fumetto underground americano degli ultimi anni. Questo nuovo volume edito in Italia da Coconino Press ce ne dà la prova. Che lo stile dell'autore di Chicago sia oltre modo spiazzante, lo dimostra l'impossibilità di raccontare la trama: il protagonista, abbandonato dalla moglie, la scopre protagonista di un film sadomaso. Allora comincia a cercarla in lungo e in largo, imbattendosi di volta in volta in personaggi sempre più bizzarri: poliziotti sadici, hippies cospiratori, una donna mostruosa, un cane senza orifizi e così via. Il tutto in un'atmosfera da incubo molto vicina alle visioni di David Lynch. Restano soltanto l'angoscia e lo spaesamento, che prendono il lettore pagina dopo pagina di questo affascinante capolavoro.
Guido Siliotto